Disturbi congeniti o acquisiti della visione

Il Metodo viene utilizzato sia con disturbi congeniti che acquisiti della visione, con bambini ed adulti. Nell’adulto come nel bambino, soprattutto se affetto da cecità congenita, spesso emergono delle difficoltà nell’organizzazione spazio-temporale, difficoltà a cui il Metodo Terzi può dare una risposta.

È l’applicazione per cui è nato, e per la quale troviamo quindi i riferimenti più diretti proprio nelle parole di Ida Terzi.
I suoi interrogativi, come insegnante, furono: “Come rendere autonomi i miei alunni?” “Come affrancarli dal timore di muoversi?”. Si chiese: “Come percepisce il mondo chi non vede?” “Come si costruisce nella nostra mente la consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda?”
Ida Terzi non toglieva importanza ai processi compensativi nel percorso educativo-riabilitativo dei ciechi e degli ipovedenti gravi, fondato sulla ricerca delle informazioni esterocettive, ma li metteva tra parentesi quando attuava la costruzione geometrica deambulata propria del Metodo spazio-temporale da lei inventato. Si concentrava allora sullo sviluppo della percezione del corpo in movimento nello spazio e sulla possibilità del soggetto con problemi visivi di integrare le informazioni provenienti dal mondo esterno con le informazioni provenienti dal proprio corpo.
La sua appassionata ricerca per affrancare il cieco nel cammino l’ha condotta a questa nuova metodologia riguardante l’organizzazione delle idee di tempo e di spazio e alla intuizione basilare che gli arti inferiori non hanno soltanto la funzione di apparati locomotori, ma sono dei veri e propri apparati sensoriali a cui dobbiamo, essenzialmente e fondamentalmente, la percezione prima e il concetto poi delle distanze e delle direzioni. 

Nel lavoro di studio e approfondimento delle modalità specifiche di “funzionamento” cognitivo del non vedente Ida scoprì che anche nei soggetti privi di vista era possibile la costruzione di immagini mentali motorie e visuo-spaziali nello stesso modo in cui avviene per chi vede.

Camminando, noi abbiamo di continuo “a portata di gambe e di piedi” il nostro metro e il nostro goniometro naturali, con i quali costruiamo razionalmente i grandi campi di spazio geometrico rappresentativi del mondo esterno; allo stesso modo in cui, manipolando gli oggetti, abbiamo di continuo “a portata di braccia e di mani” la nostra naturale unità di misura di volume, con cui ci impadroniamo razionalmente del reale volume e della reale forma degli oggetti.

Gli esercizi vengono applicati con funzione di:

  • sviluppo dei prerequisiti all’orientamento ed alla mobilità autonoma sia in età evolutiva che in soggetti adulti con deficit visivo (ipovisione/cecità), e sviluppo della competenza di scrittura in “nero”, limitatamente all’apprendimento della firma
  • Corsi correlati

Corso formativo di base, propedeutico alla frequenza dei corsi di specializzazione:

I FONDAMENTI DEL METODO SPAZIO-TEMPORALE – BASE: DAL CORPO ALLA MENTE

Gli esercizi sensomotori e deambulatori di base

Corsi di specializzazione:

Relazioni corpo-mente e percezioni  a distanza

Corso di approfondimento

LA DEFORMAZIONE PROSPETTICA NELLE FIGURE 

Articoli

Bibliografia

  • “Riflessioni teoriche cliniche sulle prime intuizioni di Ida Terzi”, M. Bertolini, F. Neri, F. Broggi 
  • “I ciechi nella teoria e nella prassi educativo-riabilitativa di Ida Terzi”, L. Carassale
  • “Sentire lo spazio: esperienza di un paziente ipovedente”, A. Anghinelli
    In Atti Convegno “Il Metodo Spazio Temporale Terzi: storia e attualità”, Milano, 2005
  • I. Perrone, P. Terzi, S. Roca (2014)  La costruzione delle immagini visuo-spaziali prospettiche nel non-vedente. Esperienza di un corso formativo con Istruttori OM-AP Seminario Metodo Terzi 12 Aprile 2014 Mareno di Piave (TV)
  • Terzi, B. Molino, C. Semenzato, S. Presti (2014) L’integrazione tra le tecniche OM-AP (Orientamento,Mobilità e Autonomia Personale) e il Metodo Terzi: esperienze da un corso formativo per operatori dei disabili visivi